Prestiti universitari: convengono davvero?

prestito universitariI prestiti universitari, diffusissimi in alcura macro aree internazionali (si pensi al più frequente esempio statunitense), hanno conosciuta una discreta espansione anche nel nostrano mercato interno.

La crisi economico finanziaria ha successivamente indotto alle banche un comportamento molto più prudenziale anche in tal senso, senza tuttavia rinunciare a supportare gli ambiziosi progetti di studio e di formazione dei più giovani clienti. Ma convengono davvero i finanziamenti universitari?

Secondo quanto sta emergendo in questi ultimi mesi, negli Stati Uniti il modello del prestito universitario starebbe facendo esplodere una vera e propria bolla di settore, molto simile a quella dei mutui subprime, e per numeri che sembrano essere ben più ampi di quelli inizialmente immaginati.

A causa delle elevate rette delle più prestigiose istituzioni universitarie nordamericane, infatti, è molto diffuso l’indebitamento finalizzato al pagamento delle spese per la formazione dei giovani statunitensi: i finanziamenti in questione prevedono dei piani di ammortamento generalmente a inizio ritardato, con la conseguenza di “vincolare” il debitore per 10, 15 o anche 20 anni dal termine del programma di studi.

In Italia, il fenomeno rischia di ricrearsi in simili entità, pur con differenti determinanti: nel nostro Paese, infatti, il pericolo è principalmente rappresentato dal prolungamento della crisi economica, che rischia di far scivolare sempre più in basso la capacità di spendita del ceto medio tricolore e, di conseguenza, la necessità di indebitarsi per far fronte a delle spese necessarie e un tempo affrontate con le sole forze liquide.

Coloro che hanno interesse a contrarre un prestito universitario, pertanto, farebbero bene a prevedere con grande attenzione quali sono le condizioni economiche e contrattuali e, soprattutto, la loro incidenza sulla sostenibilità finanziaria futura. Il rischio è cioè quello di creare una sovraindebitamento slittato di 5 o 7 anni, che potrebbe a sua volta scaturire in grandi difficoltà nella restituzione del capitale in caso di peggioramento delle caratteristiche del mercato del lavoro.