Come fare per cancellare un protesto

cancellazione-protestoPer i privati e per le aziende l’inserimento nel registro dei protesti può rappresentare un serio problema per il mantenimento di ogni rapporto economico con le banche e finanziarie.

La procedura di protesto scatta nei casi di emissione di assegni senza copertura, in caso di ritardo nei pagamenti di cambiali e in caso di finanziamenti non saldati.

Dal 1996 è possibile cancellare un protesto ed essere cancellati dal registro dei cattivi pagatori. Se vuoi cancellare un protesto ecco quali sono le procedure. Innanzitutto si deve procedere a regolarizzare la propria situazione debitoria, quindi sia in caso di assegno che di rate non versate, ogni azione deve essere inoltrata solo dopo il pagamento di quanto dovuto.

Per richiedere la cancellazione di un protesto si deve inviare richiesta di cancellazione presso l’ufficio Protesti della Camera di Commercio che ha competenza nella propria zona.

Una volta esaminata la richiesta e la relativa documentazione, la Camera di commercio potrà procedere alla cancellazione del proprio nome dell’elenco dei protestati.

La cancellazione dall’elenco dei protesti deve rispettare alcuni parametri. Prima di tutto non ci devono essere protesti nell’ultimo anno e, nei casi di società, la richiesta di cancellazione deve essere presentata dal legale rappresentante. E’ inoltre onere di chi richiede la cancellazione del protesto produrre tutti i titoli di prova dell’avvenuto pagamento.

Si parla infine di riabilitazione da un protesto quando il pagamento del debito avviene in un periodo di tempo pari o superiore ad 1 anno. In questo caso la richiesta non può essere presentata alla Camera di Commercio ma al Tribunale.

La documentazione da presentare al Tribunale dovrà contenere oltre a tutti i dati anagrafici del richiedente, anche l’atto di protesto, i titoli protestati, gli attestati con cui sarà possibile verificare il saldo totale del debito e una visura aggiornata dei protesti richiesta presso la Camera di Commercio. Ci possono essere dei casi particolari, come ad esempio situazioni di omonimia, in cui si deve presentare anche un certificato di residenza storico.

Come previsto dalla legge nei casi di richieste non ammesse si può procedere a ricorsi in corte d’Appello nei termini previsti.